CACAO Il Cibo degli dei, prezioso dono di energia vitale

Originario del bacino del Rio delle Amazzoni, il cacao è stato inizialmente coltivato in Messico, nella penisola dello Yucatan, da parte dei Maya, già 1000 anni prima di Cristo. I Maya e successivamente i Toltechi e gli Aztechi attribuivano grande importanza ai semi di cacao utilizzati sia come moneta di scambio, sia per preparare una bevanda amara e speziata, lo xocoatl. Tale bevanda era molto diversa dalla cioccolata che prepariamo oggi. La pasta di cacao era ottenuta tostando e frantumando i semi. Successivamente si aggiungeva acqua, spezie ed aromi, come pepe, peperoncino e cannella. La pasta veniva riscaldata per far affiorare il burro di cacao, mescolato per ottenere una bevanda densa e spumosa. La parola ‘cioccolata’ fa riferimento al crepitio del fuoco che scioglie e fa gonfiare il cioccolato (da xoco, fondere e atl, acqua). In Europa si è adottato lo stesso procedimento, ma si sono sostituite le spezie con lo zucchero, per rendere la bevanda meno amara. Nel 1752, il botanico Linneo, attribuì al cacao il nome di Theobroma cacao che significa “cibo degli dei”. È stato dimostrato che il consumo quotidiano di 20- 30 g di cioccolato fondente con il 70% di pasta di cacao contribuisce a prevenire i disturbi cardiocircolatori, per gli effetti benefici dovuti all’abbondanza di polifenoli e di magnesio. Inoltre, come rilevano Richard Béliveau e Denis Gingras nel loro libro L’alimentazione anti-cancro, una tazza di cioccolata calda sviluppa un’azione antiossidante che è cinque volte superiore a quella di una tazza di tè nero, tre volte superiore a una tazza di tè verde e due volte quella di un bicchiere di vino rosso. Si noti che il cioccolato fondente non influenza il livello di colesterolo nel sangue e ha un indice glicemico relativamente poco elevato. È indicato, inoltre, nella cura della sindrome premestruale.
Il cioccolato: un’ossessione antistress
Nelle pagine iniziali del romanzo Cent’anni di solitudine, Gabriel García Márquez inserisce l’episodio fantastico in cui padre Nicanor, per raccogliere elemosine necessarie alla costruzione della chiesa, ricorre allo strabiliante stratagemma della levitazione, sollevandosi da terra, dopo aver bevuto una tazza di cioccolato caldo. ‘Il ragazzo che aveva servito messa gli portò una tazza di cioccolato spesso e fumante che egli bevve d’un fiato. Poi si pulì le labbra con un fazzoletto che tolse dalla manica, stese le braccia e chiuse gli occhi. Allora padre Nicanor si alzò di dodici centimetri dal livello del suolo’. L’evento magico descritto sottolinea, in chiave letteraria, l’importanza che oggi viene attribuita, a livello nutrizionale, al cioccolato. Si ritiene, infatti, che una tazza di cioccolato caldo procuri un’attività protettiva antiossidante pari a cinque volte quella di una tazza di tè nero, tre volte quella di una tazza di tè verde e due volte quella di un bicchiere di vino rosso. Ma le proprietà cui allude l’evento straordinario, raccontato dallo scrittore colombiano, è da riferire, soprattutto, alla particolare ricchezza di magnesio del cioccolato fondente, capace di trasmettere leggerezza, di assicurare il distacco dalle vicende che opprimono, di rendere disponibile l’energia necessaria per rispondere in modo ottimale quando lo stress diventa eccessivo. L’importanza oggi attribuita al magnesio va ricercata nella sua carenza diffusa nei paesi industrializzati, in conseguenza di un’alimentazione moderna che con il processo di raffinazione e cottura comporta una drammatica riduzione del contenuto di magnesio nei cibi. D’altra parte lo stress eccessivo provoca la fuoriuscita di magnesio dalle cellule e la sua rapida eliminazione con le urine. La giovane donna che, su consiglio del ginecologo, consuma quotidianamente tavolette di cioccolato fondente, per eliminare il problema della ritenzione di liquidi, il ciclico aumento di peso, gli insopportabili sbalzi di umore e il dolore mestruale, così come il lavoratore che ricorre agli integratori ricchi di magnesio, per svolgere mansioni impegnative, spesso monotone, a ritmi serrati e insostenibili, cercano di riprodurre per sé gli effetti benefici della levitazione descritta da Marquez, cercando di sfuggire all’oppressione della fatica, alla morsa degli impegni quotidiani, alla frenesia che esaurisce ogni energia, recuperando la condizione di leggerezza, di controllo sulla realtà, di benessere personale.