Curcuma: antinfiammatorio naturale

La curcuma è una pianta erbacea perenne, rizomatosa che può raggiungere un metro di altezza. È originaria dell’India, della Cina e dell’Indonesia. In fitoterapia si utilizza la polvere gialla ottenuta dalla frantumazione del rizoma della curcuma (Curcuma longa L.), appartenente alla famiglia delle Zingiberacee, a cui appartiene anche lo zenzero, la galanga e il cardamomo. La curcuma, nota anche come ‘zafferano delle Indie’ è parte integrante dell’alimentazione quotidiana degli indiani. Insieme a coriandolo, pepe, cardamomo, chiodi di garofano, peperoncino, cannella e zenzero, la curcuma è l’ingrediente principale del curry giallo, miscela che viene utilizzata per condire i piatti indiani e in particolare il riso, con lo scopo di facilitare il processo digestivo. Luigi Castiglioni descrive con parole suggestive la radice della curcuma, nel suo libro Storie delle piante forastiere, pubblicato nel 1794. ‘La radice di questo vegetabile rappresenta primieramente un tubero distinto in vari nodi, come il Gengiovo (Zenzero), della grandezza d’una castagna, detto da’ Malaiesi Ibu-cuning, cioè la madre della Curcuma (…) Tutto questo ammasso di radici rassomiglia ad una mano, li di cui articoli ornati delle gemme veggonsi scherzare ora in forma di più dita curve e nodose, or come un pugno chiuso sol per metà, ed ora come un gambero fornito dei suoi piedi.’ L’estratto ottenuto dal rizoma della curcuma costituisce una delle sostanze fondamentali impiegate dalla medicina ayurvedica per ottenere un effetto detossificante e come prevenzione dei tumori e delle malattie degenerative del sistema nervoso centrale, come il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson. Il rizoma, utilizzato in fitoterapia, deve il suo colore giallo arancio ai curcuminoidi (3-5%). Si tratta di derivati fenolici, il cui componente principale è la curcumina (60%), dotata di marcate proprietà antinfiammatorie, prive di effetti secondari. Questa attività si sviluppa inibendo la 5-lipossigenasi e la ciclo-ossigenasi, con attività sulla cascata infiammatoria, legata alla metabolizzazione dell’acido arachidonico in leucotrieni e prostaglandine (artrite). Viene inoltre inibita la degradazione del cortisolo a livello epatico. Tale attività antinfiammatoria viene sfruttata principalmente nella cura dei processi infiammatori dolorosi del processo artrosico. È stato dimostrato che la curcuma è cinque volte più antiossidante rispetto alla vitamina E. La curcumina, componente principale della pianta svolge un’attività antinfiammatoria, previene i fenomeni trombotici, riduce il colesterolo, protegge nei confronti dei tumori, in particolare del colon, della pelle, del seno, della vescica, della prostata e del polmone. La curcumina regola, inoltre, il metabolismo del colesterolo, interferisce sul suo riassorbimento intestinale (circolo entero-epatico), ne favorisce l’escrezione con i sali biliari, aumenta il colesterolo- HDL (colesterolo ‘buono’) e protegge il colesterolo- LDL dall’ossidazione (colesterolo ‘cattivo’). In una pubblicazione dell’agosto del 2017, la prestigiosa rivista medica Lancet Neurology, riporta l’analisi condotta da alcuni studiosi italiani (Brigo F et Al) che, dopo attenta lettura di alcuni scritti di Ildegarda, hanno riconosciuto la descrizione accurata delle manifestazioni proprie del morbo di Parkinson, otto secoli prima della sua definizione avvenuta nel 1817 da parte del medico inglese, James Parkinson. Nelle stesse pagine Ildegarda raccomanda l’uso della curcuma nella prevenzione e cura del Parkinson, anticipando il potenziale ruolo neuro protettivo della curcumina che è oggetto di studio da parte dei ricercatori moderni. Ildegarda scrive: ‘La radice di curcuma è moderatamente calda e ha in sé una grande forza. Una persona, infatti, che trema nelle membra e alla quale mancano le forze, tagli la radice di curcuma nel vino e ci aggiunga un po’ di galanga e la faccia bollire con un po’ di miele nel vino e lo beva così caldo, cioè tiepido, e il tremore passerà e riacquisterà le forze (…). E chi ha in sé molta saliva e molta schiuma (scialorrea), riduca in polvere la radice di curcuma e avvolga questa polvere in un piccolo panno e lo ponga così in un piccolo recipiente versandovi sopra dell’acqua, così che l’acqua ne prenda il sapore e la lasci nell’acqua per tutta la notte e la mattina ne beva spesso a digiuno e la saliva e la schiuma scompariranno’. La ricerca fondamentale ha messo in evidenza che la curcuma blocca anche l’accumulo della proteina beta-amiloide, responsabile del deterioramento delle funzioni cognitive nel morbo di Alzheimer. L’effetto antitumorale della curcuma sembra essere dose-dipendente e consiste nell’inibizione delle cellule maligne, di cui stimolerebbero il ‘suicidio’ (che in biologia viene definito come ‘apoptosi’). Un modo semplice per assicurarsi un apporto quotidiano di curcuma adeguato per favorire il processo digestivo e prevenire i tumori consiste nell’aggiungere un cucchiaino di curcuma nella pasta, nelle zuppe o nei condimenti con l’aggiunta di un po’ di pepe. Da qualche tempo la curcuma è una delle piante più studiate a livello di ricerca medica, insieme con lo zenzero e la boswellia, soprattutto per l’attività antinfiammatoria e antiossidante. Il problema critico per la curcuma è la sua assimilazione a livello intestinale che può variare al 20 al 60%. La sua debole biodisponibilità può essere aumentata e potenziata quando è assunta insieme al pepe.