DECLINO COGNITIVO – Come preservare la memoria

Le attività mentali o cognitive vengono definite in un documento dell’OMS, pubblicato nel 2001 e relativo alla classificazione delle funzioni dell’organismo, come ‘Funzioni mentali specifiche dipendenti in particolar modo dai lobi frontali del cervello, che includono comportamenti complessi diretti allo scopo, come la capacità di prendere una decisione, il pensiero astratto, la pianificazione e la realizzazione di progetti, la flessibilità mentale e la capacità di decidere i comportamenti appropriati alle circostanze; spesso chiamate funzioni esecutive’. Tra le diverse e complesse facoltà della mente, particolare importanza assume la memoria. La parola ‘memoria’ deriva dalla radice indoeuropea smer-, ricordo. Viene definita come la funzione mentale specifica che registra, immagazzina e rievoca informazioni. In generale si distingue la memoria a breve termine e la memoria a lungo termine. La prima rappresenta la riserva temporanea di memoria, della durata di circa 30 secondi, che viene persa, se non è consolidata nella memoria a lungo termine. Questa seconda rappresenta il sistema della memoria che consente di immagazzinare informazioni recenti e passate. La memoria è, dunque, la registrazione dei nostri vissuti che si stratificano e formano un deposito. Così con la mente abbiamo la memoria, con il cuore abbiamo i ricordi, con il corpo abbiamo le rimembranze. La stessa intima identità dell’uomo è costruita sulla conservazione della memoria e sulla ideazione continua a partire dalla memoria stessa.

IL FILO DELLA MEMORIA
Nel romanzo L’uomo senza qualità, lo scrittore austriaco Robert Musil (1880- 1942) osserva come ciò che maggiormente ci tranquillizza e dà sicurezza è poter prendere in mano il filo d’Arianna della memoria che ci permette di ordinare gli avvenimenti della vita, al riparo da dubbi e incertezze. ‘Gli venne in mente che la legge di questa vita a cui si aspira oppressi sognando la semplicità non è se non quella dell’ordine narrativo, quell’ordine normale che consiste nel poter dire: ‘Dopo che fu successo questo, accadde quest’altro’. Quel che ci tranquillizza è la successione semplice, il ridurre a una dimensione, come direbbe un matematico, l’opprimente varietà della vita; infilare un filo, quel famoso filo del racconto di cui è fatto anche il filo della vita, attraverso tutto ciò che è avvenuto nel tempo e nello spazio! Beato colui che può dire: ‘allorché’, ‘prima che’ e ‘dopo che’! (…) Agli uomini piace la serie ordinata dei fatti perché somiglia a una necessità, e grazie all’impressione che la vita abbia un ‘corso’ si sentono in qualche modo protetti in mezzo al caos.’

LA SEDE DELLA MEMORIA
Il palazzo della memoria
La memoria è una facoltà complessa, perché inscritta nella totalità della persona. Sant’Agostino (354-430 d.C.) la paragonava ad un enorme edificio con tante stanze ed anfratti, dove l’uomo incontra se stesso. ‘Giungo allora ai campi e ai vasti quartieri della memoria, dove riposano i tesori delle innumerevoli immagini di ogni sorta di cose, introdotte dalle percezioni; dove sono pure depositati tutti i prodotti del nostro pensiero, ottenuti amplificando o riducendo o comunque alterando le percezioni dei sensi, e tutto ciò che vi fu messo al riparo e in disparte e che l’oblio non ha ancora inghiottito e sepolto. Quando sono là dentro, evoco tutte le immagini che voglio. Alcune si presentano all’istante, altre si fanno desiderare più a lungo, quasi vengano estratte da ripostigli più segreti. Alcune si precipitano a ondate e, mentre ne cerco e desidero altre, balzano in mezzo con l’aria di dire: – Non siamo noi per caso? –, e io le scaccio con la mano dello spirito dal volto del ricordo, finché quella che cerco si snebbia e avanza dalle segrete al mio sguardo; altre sopravvengono docili, in gruppi ordinati, via via che le cerco, le prime che si ritirano davanti alle seconde e ritirandosi vanno a riporsi ove staranno, pronte a uscire di nuovo quando vorrò. Tutto ciò avviene, quando faccio un racconto a memoria.’ Quando il meccanismo mentale dei pensieri va alla ricerca di radici, attinge alla memoria e, in base a ciò che si trova depositato, anche il prodotto dei pensieri, dell’immaginazione e della creazione saranno diversi. L’arbitro dei ricordi Le informazioni che giungono alle diverse aree visive, acustiche, tattili, gustative, olfattive del cervello sono tessere di un puzzle che devono essere riunite, ordinate e orchestrate dall’ippocampo, considerato l’arbitro dei ricordi, struttura nervosa necessaria per ricreare la scena totale, integrare le sensazioni e far rivivere i ricordi. Lo stesso ippocampo è l’area del cervello che viene attivata sia per ricordare il passato che per immaginare il futuro. Gli studiosi di neuroscienze considerano l’ippocampo come parte di un sistema mnemonico del lobo cerebrale temporale mediale, responsabile della ‘memoria dichiarativa’, fatta di ricordi che possono essere verbalizzati e che comprenderebbero la memoria semantica, oltre a quella episodica. Verosimilmente il consolidamento della memoria a lungo termine comporta il trasferimento delle informazioni in altre parti del cervello. In definitiva l’ippocampo va considerato come uno spazio di memoria in cui le informazioni collegate ad una memoria dichiarativa episodica, si integrano per un breve periodo (memoria a breve termine), per essere trasferite, poi, ad altre strutture corticali che ne faranno una memoria a lungo termine. Nel morbo di Alzheimer, l’ippocampo è una delle prime strutture nervose ad essere danneggiata. A livello biochimico il processo della concentrazione e memorizzazione richiede una corretta trasmissione di messaggi tra le cellule nervose che è assicurata da alcuni micronutrienti tra cui le vitamine del gruppo B, gli acidi grassi, la colina, la tirosina. Il nostro cervello è composto soprattutto da acidi grassi polinsaturi appartenenti alla famiglia degli omega-6 e degli omega-3, con la netta prevalenza dell’acido docosaesaenoico (DHA). Fonti eccellenti di omega-6 sono gli oli vegetali, mentre pesce, noci e semi di lino sono particolarmente ricchi di omega-3. I

PECCATI DELLA MEMORIA
Il Professor Daniel Schacter, direttore del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Harvard, uno dei massimi esperti nello studio della memoria, nel libro ‘I sette peccati della memoria. Come la mente dimentica e ricorda (Mondadori, 2001) chiarisce le disfunzioni della memoria, suddividendole in sette grandi trasgressioni o peccati: labilità, distrazione, blocco, errata attribuzione, suggestionabilità, distorsione, persistenza. Come i Sette peccati capitali queste alterazioni fanno parte della nostra vita quotidiana e comportano conseguenze dannose. I sette peccati della memoria descritti da Daniel Schacter possono essere ritenuti per alcuni aspetti come virtù, in quanto tali alterazioni hanno una funzione adattativa che può essere riassunta nella necessità di dimenticare alcune informazioni per ricordare cose più importanti. Pertanto risulta essere più difficile l’arte del dimenticare rispetto a quella di ricordare. LA MEMORIA DEBOLE Di tutte le attività mentali la capacità di ricordare, ordinando la propria vita con il filo del tempo, è probabilmente la più importante. E con il passare degli anni comincia a vacillare, riducendosi progressivamente, come una moneta che si consuma con lo scorrere del tempo. La diminuzione della memoria assume significato diverso in funzione dell’età dell’uomo. Nel bambino è spesso in relazione al facile affaticamento o a ritardo con lentezza di apprendimento; nel giovane si manifesta nella preparazione agli esami; nell’anziano per un processo di involuzione. La perdita grave di memoria può essere uno dei segni precoci della demenza. I disturbi della memoria Amnesia (dal greco amnesia, oblio) indica la mancanza o perdita di memoria. Può essere causata da trauma cranico, ictus, malattie degenerative neurologiche, encefalite, deficit di tiamina nell’alcolismo, patologie psichiatriche, o, più semplicemente da un temporaneo offuscamento dell’attività mentale. L’amnesia anterograda è l’incapacità di memorizzare nuove informazioni nel periodo che segue un trauma o una malattia. L’amnesia retrograda riguarda eventi avvenuti prima del trauma o della malattia. Disturbi della memoria a insorgenza graduale La ‘crisi’ di ansia comporta spesso la compromissione delle funzioni cognitive, con stato di confusione, disturbi della memoria e della concentrazione. Nell’ansia possono essere presenti disturbi sensoriali (offuscamento visivo, ronzio auricolare, capogiri), irritabilità nervosa con tensione, iperestesia, insonnia e somatizzazione a livello di vari organi. La demenza vascolare e la malattia di Alzheimer sono caratterizzate da un deterioramento cognitivo ingravescente, in cui riveste primaria importanza il deficit della memoria. L’esordio è insidioso e subdolo. Nella malattia di Alzheimer si associano sintomi psichici e comportamentali come depressione, stato di agitazione e psicosi con riduzione significativa della capacità di svolgere le attività quotidiane. L’uso di alcuni farmaci (anestetici, sedativi, barbiturici) può indurre amnesia anterograda. Disturbi della memoria a insorgenza improvvisa L’epilessia del lobo temporale del cervello comporta un’amnesia con stato confusionale, allucinazioni, movimenti anomali della bocca. Un trauma cranico può provocare amnesia di durata variabile, secondo la gravità del trauma stesso. Di solito persiste l’amnesia per l’evento traumatico, con una breve amnesia retrograda e una più prolungata amnesia anterograda. Nel trauma cranico possono essere presenti cefalea, confusione, disturbi visivi, disturbi della sensibilità e del movimento, alterazioni dello stato di coscienza. Per giungere ad una diagnosi più precoce, importante soprattutto per quelle forme di demenza che sono reversibili, è importante rivolgersi al medico in presenza di sintomi che possono rappresentare dei campanelli di allarme. Foggy mind Gli anglosassoni hanno introdotto l’espressione foggy mind o brain fog (mente annebbiata) per indicare una forma di lieve decadimento cognitivo che può comprendere disorientamento, difficoltà a rimanere concentrati e a prestare attenzione, vuoti di memoria a breve termine. Demenza senile È l’alterazione o perdita delle funzioni mentali che si manifesta con stato di confusione, calo di memoria e alterazione dell’umore. È provocata dal ridotto apporto di ossigeno al cervello conseguente a scarsa irrorazione vascolare per aterosclerosi. La diagnosi è confermata da test neuropsicologici che evidenziano il deficit delle funzioni cognitive e in particolare della memoria. La RMN con mdc mostra zone di infarto a livello dell’encefalo. La prevenzione si basa sulla correzione dei fattori di rischio (ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, tendenza alla trombosi). Morbo di Alzheimer È la patologia neurodegenerativa, descritta per la prima volta nel 1906 dallo psichiatra e neuropatologo tedesco Alois Alzheimer, caratterizzata da degenerazione cerebrale con declino progressivo e globale delle funzioni cognitive e intellettive. Colpisce prevalentemente soggetti in età senile e rappresenta circa il 60% di tutte le forme di demenza. A livello cerebrale è presente una marcata atrofia con aumento in ampiezza dei solchi cerebrali e incremento di volume dei ventricoli. Le alterazioni istologiche caratteristiche sono le placche formate dall’accumulo di beta-amiloide, una proteina extracellulare che genera disfunzione delle sinapsi e morte dei neuroni. L’esordio è subdolo e si manifesta con perdita di memoria. Spesso si associano depressione e agitazione. La malattia evolve con la riduzione della capacità di svolgere le comuni attività della vita quotidiana. La diagnosi si basa sulla valutazione delle capacità funzionali (ADL), cognitive (MMSE), comportamentali (NPI) e sulla TAC o RMN cerebrale. La terapia si basa su farmaci anticolinergici e antiossidanti. L’approccio immunologico è in fase sperimentale.
LA MEMORIA RITROVATA
Potenziare la memoria, migliorare la capacità di apprendimento, cancellare i ricordi traumatici, liberare la mente dai ricordi dolorosi, arginare il declino mentale: ecco alcuni degli obiettivi da ricercare, mettendo in atto misure, strategie e comportamenti che ci possono aiutare a controllare la memoria, per dare un corso ordinato alla nostra vita e proteggerci dal caos.

Consigli utili
Uno studio sulle caratteristiche di uno stile di vita anti-Alzheimer è stato realizzato dai ricercatori del Karolinska University Hospital di Stoccolma, diretti da Miia Kivipelto, che hanno individuato quattro fattori principali di prevenzione della malattia:

  1. Dieta: mediterranea, ma con più pesce, olio d’oliva, frutta e verdura, poco sale e poco zucchero.
  2. Attività fisica: esercizi sia di forza che di resistenza, meglio se fatti in compagnia per socializzare (lunghe camminate, ginnastica aerobica in acqua, palestra).
  3. Check up personale: con particolare attenzione a pressione arteriosa, peso, glicemia e colesterolo.
  4. Esercizi per la memoria: tenere allenata memoria e attenzione ad esempio facendo parole crociate, leggendo libri, imparando una nuova lingua o uno strumento musicale: l’importante è variare le attività e affrontare sempre nuove sfide.

Fitoterapia e Integratori
Alcune piante officinali possono valorizzare il potenziale mnemonico e l’attività mentale, contrastare il deterioramento cognitivo e prevenirne le conseguenze, soprattutto se utilizzati precocemente. Tra di esse assume grande importanza la Bacopa monnieri, pianta originaria dell’India, utilizzata da millenni nella Medicina ayurvedica sia per ottimizzare concentrazione e memoria nei soggetti giovani, in condizioni di stress che per prevenire il declino delle attività mentali nell’anziano. Complementi nutrizionali Molte ricerche confermano il possibile ruolo favorevole preventivo svolto da alcuni complementi nutrizionali per preservare la memoria e le funzioni cognitive, come la taurina, l’omotaurina, l’uridina monofosfato, la vitamina C, D, E.